domenica 16 luglio 2017

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Selpùveda recensione a cura di Monica Pasero

                                               “Vola solo chi osa farlo”
  

La vita è un incontro di situazioni e persone che sono destinate al nostro cammino e concatenate, affinché tutto si compia … Proprio come avviene in questa delicata storia di solidarietà tra specie animali, in cui vediamo protagonista una gabbianella e una banda alquanto bizzarra di gatti di Porto, che si troveranno complici per portare a termine una “ grande promessa”.
Prendi un gatto grosso, grosso, affidagli un uovo e digli che dovrà insegnargli a” Volare”.
“È terribile è terribile!” direbbe Diderot ( uno dei protagonisti di questa narrazione) e concordo con lui: un bel dilemma! Come fai a chiedere ad un gatto di covare un uovo e poi insegnare a volare al piccolo nascituro?
La natura gli imporrebbe quasi di mangiarselo il piccolo pulcino. Ma nella fantasia, si sa, non ci sono barriere,  né ragione  che tenga e tutto può davvero accadere e così Zorba gatto ingombrante  e con un grande cuore, si occuperà del piccolo uovo ricevuto da una gabbiana morente giunta della acque inquinate del Mar del Nord, che come ultimo atto d’amore donerà la vita.
Zorba farà una promessa alla sfortuna Gabbiana, ignaro del grande impegno appena ricevuto. In suo soccorso giungerà il suo branco, perché gli amici non si lasciano mai soli nel momento del bisogno.
Questa è la storia di una grande amicizia che annulla ogni differenza, in cui solo i sentimenti creano equilibrio; un’amicizia che va oltre gli schemi a noi noti e porta ancora una volta a riflettere che spesso le barriere, le regole preposte in questo mondo, dal cuore non sono mai state davvero contemplate.
L’autore è riuscito a realizzare una storia di grande bellezza e simpatia; ogni passaggio vi farà senza dubbio scappare un sorriso. Idealizzare questo strano gruppo di amici, tutti alquanto singolari; ogni personaggio mi ricorda una peculiarità umana dal Colonello, capo del branco, il solito despota che alla fine non combina nulla. Al Segretario che volente o nolente è lui il braccio e la mente dell’operazione.  E poi che dire di Diderot il gatto che legge le enciclopedie e cerca ogni risposta in un libro.
I personaggi in questa narrazione sono davvero tanti e tutti descritti magnificamente; l’autore umanizza ogni animale come se volesse far comprendere meglio il messaggio e l’esempio che essi portano in questa storia.
La lettura è semplice, spontanea e arriva il cuore spedita come una carezza decisa che scuote le nostre spesso dormienti coscienze; un testo forse nato per i più giovani ma credo di grande bellezza per ogni età.

Ma torniamo alla domanda che tutti ci poniamo: ma come fa un gatto ad insegnare a volare ad una gabbianella?  E dopo tanti insuccessi Zorba giunge alla conclusione che solo un essere umano potrebbe aiutare la piccola amica a volare; ma chi tra i tanti umani di Amburgo  potrebbe conoscere la soluzione a questo enigma? E qui    sapiente l’autore  decide per  un poeta; perché in fondo solo chi vola con l’anima potrebbe  insegnare a volare…  Ci riuscirà?
Se c’è una cosa  in cui l’uomo sorprende sempre è la  sua capacità di scrivere  storie  così belle e  piene  d’ amore da poter pensare che  se riscrivesse  il suo mondo e utilizzasse lo stesso sentimento in cui descrive i suoi personaggi e le  azioni renderebbe questo Pianeta  un vero paradiso, ma  purtroppo si sa che  le belle storie solitamente vengono realizzate  solo per  fantastiche letture  e il libro, che ho appena terminato, posso confermare che lo è!
Zorba e  la  gabbianella Fortunata insegnano che le differenze,  quando ci si vuole bene, non esistono e che la solidarietà è un vento buono che spazza via ogni incomprensione e diffidenza.
Questa non è semplicemente la storia di un volo questa è la storia di come amarsi senza preconcetti, porta tutti noi a volare.
Monica  Pasero




mercoledì 12 luglio 2017

Oltre Scrittura segnala Krònachia di Emanuele Angione


 Oltre Scrittura segnala
 Krònachia 
   di Emanuele Angione




“Attraverso le pagine del romanzo border fantasy italiano Krònachia, tra meraviglia e smarrimento sarai immerso in un mondo metafora dell’esistenza umana, nel quale uomini, donne, creature mostruose e malvagie, agiranno mosse da amori, rivalità, antipatie e avversioni personali in un susseguirsi di vicende intriganti e cariche di suspence. Krònachia, in teoria baluardo dell’umanità contro l’ignoto, in realtà rovina inquietante ed insidiosa dalla quale non è possibile controllare nulla.Scorrendo le pagine troverai,  trasfigurata,  in un libro fantasy, la realtà inquietante e misteriosa di ciascuno di noi che ti lascerà riflettere…”.
Book  Review
Katia Buttitta

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Biografia autore  

Emanuele Angione è nato a Potenza il 18 settembre 1972. Ha frequentato il Liceo Ginnasio “Quinto Orazio Flacco” e si è laureato in Scienze Politiche presso
L’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino. Professionalmente è cresciuto in Lombardia nel settore della formazione professionale dove ha progettato e gestito per il Fondo Sociale Europeo. Nel 2001/02 ha coordinato le attività progettuali e didattiche a Bruxelles. Attualmente lavora presso un’azienda privata nazionale. Come passione, egli si dedica ad inchiostrare dei fogli bianchi, non con continuità, ma solo quando il suo animo ed il suo cuore lo desiderano Non ha modelli, ne canovacci lo fa perché lo sente. Si definisce un comune “uomo di penna”, come tanti altri. La penna è sua amica, e parla per sua bocca. Egli dice: ”Le cose vere sono quelle improvvise, spontanee ed anche una macchia di inchiostro che tinge i miei fogli è vera, viene dal cuore.” Ha Pubblicato: Krònachia Il Preludi e Uomini Donne, Difatti. 

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sabato 1 luglio 2017

A Oltre Scrittura l’artista Sergio Riviera. Intervista a cura di Monica Pasero




Dio donò al tramonto e all'alba le sfumature del rosso
affinché la passione non venga mai dimenticata,
sia all’inizio della nostra esistenza che alla sua fine.
Monica Pasero



Trapelano tonalità forti e cariche di  passione;  Terre e Rossi padroneggiano su  queste  tele  imprimendone grande potenza visiva. Al primo impatto l’occhio ne viene catturato, estasiato dalla  forza che emanano le tele di Riviera. Non v’è solo un’ immagine d’ammirare ma una  storia: la storia  del colore del suo viaggio. Pennellata dopo pennellata ha fluito in ogni parte invadendo con vigore il soggetto e regalando ai nostri occhi energia e fascino.
Chissà che cosa pensava l’artista ad ogni tocco, quando il suo estro creava, offrendoci  emozioni che ora  s’inerpicano  tra cielo, monti, boschi e paesaggi  rivisti sotto una luce  nuova, carica di passione, di colore, di vita. Riviera  ne è maestro ad esaltare in ogni dettaglio  il colore che diviene parte vitale nel suo percorso artistico.
La scelta cromatica, dell’ artista, presenta il mondo dei rossi e delle terre, ma non solo, e mi porta a pensare ad un essere di grande passione in cui rabbia, dolore e vitalità  plasmano il suo animo e  lo conducono a realizzare lavori di grande effetto, dove si avverte forte il grande bisogno di esaltare la bellezza e l’amore che ci circonda; di comunicare  al mondo la forza intrinseca  della vita. E  tramite le sue scelte cromatiche ci porta ad esplorare il mondo sotto la luce calda della passione, dell’ energia che ci scorre  nelle vene  ed  è spesso silente in noi. Come lava che scende a valle e tempra la terra, cosi le sue opere giungono a noi  ardendo in animi sensibili che  sanno cogliere la bellezza di ciò che un uomo  può realizzare semplicemente amando  la sua arte.
A Oltre Scrittura ho il grande piacere di ospitare il pittore  Sergio Riviera artista del colore  e della vita.

Sergio mi fa molto piacere averti qui e osservando le tue tele mi è giunto un pensiero, una curiosità e ti chiedo:  la scelta di tonalità così calde  potrebbe  essere  legato alle tue origini; tu nasci nelle calde terre africane precisamente ad Asmara in Eritrea e mi viene da pensare che forse un po’ del calore di questi  luoghi lo  conservi nel tuo animo regalandolo, tramite il colore, alle tue opere.  È possibile?
Ognuno di noi possiede un’indole interiore che la si scopre nel proprio vissuto. Infatti vivendo, negli anni, lentamente sollevi come fossero veli opachi, gli aspetti innati in te stesso, A volte con sorpresa ma anche a volte con malinconia li porti alla luce prima a te stesso e poi ed è inevitabile, agli altri. Tutto questo per dirti che in particolare quando dipingo lascio il mio inconscio correre come fosse un bimbo per i prati e egli si esprime a volte anche a mia sorpresa… Sesanne scrisse: il dipinto ha necessità di avere un progetto iniziale che magari prevede come destinazione Madrid, ma poi è normale se poi ci si possa trova pure a Berlino.

Leggendo la tua biografia sono stata colpita in  primis dalla tua vicenda personale, molto drammatica,  che ti ha portato in giovane età a  rivoluzionare tutta la tua vita . Dopo una brutta caduta  hai perso l’uso delle gambe e in parte delle braccia. Vuoi raccontare la tua esperienza e dirci cosa ti ha aiutato ad andare avanti ?
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Per la precisione, ho avuto una lesione midollare cervicale che mi ha tolto l’uso delle gambe, parte delle braccia, ma purtroppo e soprattutto quello delle mani. Infatti in collaborazione con il tecnico ortopedico ho dovuto realizzare maniglie apposite che poste alle mani mi aiutano a sorreggere il pennello. Nei primi due anni dopo l’incidente in verità, nella mia mente c’era buio pesto … ma poi ho avuto l’intuito di andare in Svizzera dove l’aspetto riabilitativo (erano gli anni 70) era a favore di 30 anni rispetto ai nostri centri riabilitativi. Infatti quando ponevo i miei quesiti, soprattutto quelli di tipo affettivo e sessuale qui in Italia. avevo in risposta l’arrossire in viso dell’esperto. In Svizzera il Professor Hachen grande scienziato a livello mondiale, mi parlò per ore, infatti mi recai da lui molte volte. Concettualmente egli aveva compreso che le limitazioni fisiche erano un problema periferico, mentre il vero problema stava nella psiche …. Mi rovesciò come un calzino le mie logiche esistenziali e mi regalò la desiderata serenità esistenziale. La mia professione anche prima dell’incidente era quella di arredatore di locali pubblici, bar, boutique, ristoranti ecc. professione che intrapresi anche in seguito ed ebbi un’impresa con un socio composta da 26 operai e 7 impiegati. In seguito poi ebbi un’altra attività con un altro socio per la ristrutturazione di appartamenti nelle zone centrali delle città. La vera “MECCA” di tutta la mia felice esistenza l’ho trovata nel cuore e nell’anima delle donne che ho amato e che,da cui sono stato tanto amato….ritengo che la donna possiede una marcia in più rispetto all’uomo, possiede l’intuito e la capacità di accendere il cuore dell’uomo tramite un radar che la natura le ha donato, ed io : DICO AD ALTA VOCE “GRAZIE DONNA CHE ESISTI”.

“Trattengo il respiro, troppo lo spazio intorno e con le mani premo le mie orecchie, per attenuare il rumore di questo assordante silenzio. Come se nemmeno fosse mia la gola, mi duole, mentre il nodo preme e ingombrante la pece continua a scendere”.  Riporto questo tuo passaggio e ti chiedo: quell’ oscuro nell’ animo, il colore la vitalità  e la forza che metti nelle tue opere lo hanno annientato?
Certamente, molti sono stati gli elementi esistenziali che mi hanno aiutato ad annientare la pece nera che mi assaliva. Come anticipato determinante è stata la donna, la condivisione, entrare in sintonia tramite i sentimenti e naturalmente tramite la sessualità a compimento di una partecipazione all’esistere ed al vivere e non tanto al solo esistere. La forte partecipazione all’esistere mi è giornalmente regalata dalla “mia amica arte” è così che la definisco perché lei l’arte la sento tramite i miei palpiti da quando sono bimbo dentro me ed è a questo proposito che aggiungo un mio scritto dedicato all’arte : Come se bussasse alla mia anima, da sempre, un indissolubile sentimento, un’ansia a volte sofferta e conflittuale, una tenace amica accovacciata  dentro di me, che pretende e m’ impone concitate riflessioni. 

Stretto il legame anche passionale e di totale reciproca dedizione, … così, qui nel petto sin da piccino, forte e continua la critica, … la sua … forti anche gli scontri, ma con leale e complice sentimento mai tradito.
A volte, lunghi giorni ed anche mesi mi ritrovo chino alla ricerca concettuale dell’invenzione pittorica, mentre lei instancabile pungolo insiste caparbia nell’indicarmi l’obiettivo possibile.
E’ vero, a tratti mi regala, … con avarizia però …, slanci di gioia e poi ancora mi gratifica. 
Mi fa ridere dentro come da bimbo, così come nei miei ricordi …, con il profumo dello zucchero filato appiccicato alla gola, strilli di bimbi e d’ansia straripava il mio petto, grande era la piazza ed i miei piccoli passi. Immense, luminose ed in movimento erano le ruote e non bastava proprio immaginare tutti i colori esistenti, tale era il loro brillare.
Fedele complice delle mie invenzioni  …
rassicurante, era la sua mano chiara e affusolata, aggrappato e felice,  così,
anche perché non mi perdessi … mentre premeva ingombrante la folla tutt’intorno.
Tenera amica, compagna alleata, fedele …  complice delle mie invenzioni … .
Paziente, spesso attendi nell’ombra della mia solitudine che si riaccendano le luci… .
Di giorni felici ormai lontano il ricordo, quanta la polvere di macerie vissute e di speranze tradite.
Seminai ancora con credere cristallino …, mentre ora soffro di detriti e di freddi toni.
Fedele sostegno  solo tu, Fenice dei miei ritorni …
Sin dai tempi passati riempi i miei giochi …, il riverbero del sole sulla mia pelle che di riflesso disegna un gigante. La nuvola che appesa al mio filo teso, con il sorridente faccione, con me passeggia. Senza fine le nostre fantasie e, la tessitura del ragno zuppa di rugiada, fatta di piccole gocce come soldati allineati che m’inteneriva … così tu ancora ed ancora, fedele instancabile complice.Tenera e tenace amica mia ..
Geniale tu che lo stupore del sapere è in te e si rivela, ancor prima del conoscere, quando finalmente soli, siamo d’innanzi al pallore della tela, li, il mio affanno raggiunge l’apice del sofferto piacere.

Oltre ad essere un artista; sei un uomo di grande amore per il prossimo e questo lo dimostra il fatto che durante la tua carriera lavorativa ti sei anche occupato di disabilità, realizzando  di prodotti per ridurre l’handicap in favore dell’autonomia delle persone disabili.  Vuoi parlarcene?


 Ho dovuto impegnare 5 anni per riuscire ad avere la patente di guida, il motivo era dovuto al fatto che in Italia chi non aveva la presa delle mani non poteva guidare, pensate, mi sono recato dal colonnello dei carabinieri avvisandolo che avrei guidato
ugualmente, egli da grande uomo, è venuto con me più di due ore per verificare se sapevo guidare, ( le attrezzature adeguate le avevo rilevate in Svizzera e con grande difficoltà ero riuscito a farle realizzare da una ditta specializzata) …. ma in seguito mi disse che se avessi provocato un incidente mi sarebbe stato contro e se invece, qui dove abito a Mantova, mi avesse fermato una pattuglia di carabinieri mi disse di farlo chiamare tramite i carabinieri stessi …..piansi a lungo come un bimbo !!! una grande concessione
!......dovevo scendere e salire da solo per cui feci realizzare una piccola gru e tramite speciali calzoni che fungevano da imbragatura ho risolto il problema, e questa fu un’ottima soluzione anche per altri come me che avevano lo stesso problema, come pure avevo la necessità di fare il cateterismo e cioè lo svuotamento della vescica .. sorretto da un esperto elettronico realizzai una pinza da fissare al polso che funzionava tramite il soffio della bocca ,…..anche questo strumento fu utilissimo per altre persone …ed è per ciò che avevo un’altra piccola impresa per realizzare questi strumenti. Mamma mia, sto scrivendo tutte ste cose, ma mi sembra di parlare di un’altra persona.

Nelle tue opere predomina la natura,   emerge forte  la potenza del colore e la delicatezza del tratto,  due mondi diversi che si incontrano  un po’ come la  debolezza e la  forza;  una tua riflessione a tal proposito.

È  lei la “mia amica arte” che cocciuta mi sottopone a forti ma anche piacevoli riflessioni per realizzare ciò che poi a lavoro eseguito, accresce la mia gioia quando mi ritrovo davanti ad un dipinto terminato. Ciò è pure confermato da premi che mi vengono riconosciuti… Infatti da pochi giorni sono stato premiato in un concorso a Milano dal Professor Sgarbi


L’arte, la sua bellezza l’ho sempre vista come un dono di Dio, che rapporto hai  con la spiritualità?

Da molto tempo le mie riflessioni mi hanno convinto che l’umano è figlio della universalità. Mi soddisfa osservare l’infinito scrutato dagli astrologi, mi fa sentire parte di questo universo anche se pur creatura infinitesimale piccola. Ma comunque figlia di una grandiosità che a mio parere gestisce pure la fogliolina che
germoglia e così comecon la medesima maestosità, sa gestire l’alba che ci inonda con i suoi toni…. sempre, ogni mattino diversi, posti a stupire la nostra capacità di osservare. La natura mi permette pure di usare tramite i colori la mia possibilità di esprimermi, posso trasferire sul piano pittorico le mie emozioni ad anche in più sorprendere a volte anche me stesso per ciò che ne risulta…. compreso la possibilità di stupirmi. Dio mio, che bello vivere !!!



Quale è stata l’emozione più grande che hai provato durante la tua carriera artistica?
Erano presenti più di un centinaio di artisti, mi trovavo sul lago di Garda, si svolgeva la premiazione di un importante evento per un concorso pittorico anno 2017. La grande sala era addobbata ed ai presenti, circa duecento persone, era stato offerto il pranzo. La giuria si è posta sul palco appositamente creato e cominciò ad elencare per categoria i vari pittori premiati. Quando mancavano pochi premiati e cioè dovevano essere i primi classificati io persi la speranza di ottenere un riconoscimento. Quinto, quarto, terzo, secondo, … a quel punto sentii squillare il mio nome !!!! mamma mia !..... mi prese immediato il singhiozzo che riuscii a trattenere con grande difficoltà. In precedenza il brusio delle persone era intenso ed improvvisamente segui come in un tonfo, un intenso silenzio …dal fondo della sala si mise in moto una carrozzina “la mia” e tutti si volsero stupiti ad osservare chi poteva essere il primo premiato. Sbigottito mi trovai dinnanzi alla commissione composta da persone che ho visto anche in televisione…….la presidente mi consegnò la motivazione del premio e quota relativa al premio e poi si mise a sostenere che esprimersi  nell’arte è un dono e che va considerato come un concetto ineluttabile. Ho accartocciato sulle gambe le mie cose e sono tornato al mio posto, ma le lacrime scendevano, lacrime che io non volevo, le lacrime scendevano come non fossero state mie … mai nella mia vita ho provato una simile emozione e pur vi devo dire che fortunatamente non era la prima volta che ricevevo il primo premio ad un concorso di pittura.

C’è un messaggio che vuoi portare tramite le tue opere? Se è sì quale?

Nella normalità le persone tendono a trasferire sull’operato del pittore l’immagine di ciò che ha visionato nel reale, ma spesso purtroppo l’osservatore dimentica che il pittore oltre che conoscere tecniche pittoriche è, o comunque dovrebbe essere, un’artista.Come tale egli elabora nella sua interiorità il concetto pittorico per ripresentarlo       all’osservatore in forma inventata aggiungendo le proprie emozioni….E’ infatti questo che vorrei trasmettere nei miei dipinti, è vero io non abbandono l’aspetto immaginario della natura, ma il mio dolce invito è portare l’osservatore a sognare facendosi proprio l’unione dei toni e delle pennellate per inventare e viaggiare nel mondo dei propri sogno. Aggiungo alcune frasi che ho scritto a proposito di quanto a volte si esagera nel web esprimendo valutazioni sulle persone, ma in aggiunta in queste frasi scrivo che io sono super felice di ciò che la vita mi concede e che il mio maggior intento è vivere con il cuore giovane senza chiedere null’altro al mio esistere:


Ci siamo abituati a scrivere “GRANDE” con l’intento di esaltare l’altro, ma!......io, da quel giorno del mio incidente....... anche se ho trovato a fatica l'assuefazione a stare grande metà, da allora faccio molta attenzione a non alzarmi in piedi ed è per questo che appunto, mi ritrovo ad essere grande "META’"............ Comunque la vita mi gratifica perché mi sta regalando anni in più di un'esistenza che valutata con obiettività si sarebbe dovuta limitare a vari anni fa.........questo mi avvantaggia rispetto a chi invece giustamente teme la fine .....come dicevo quindi, io sono avvantaggiato !!!........è anche vero che non mi volto indietro, seguo la mia istintività come avessi 20 anni e la mia amica arte, mi sta accovacciata al mio fianco ed è insieme a lei compreso i sorrisi di chi mi stima......io, esisto, vivo, condivido sintonie a chi mi offre come su di un piatto dorato la loro ANIMA. GRAZIE A TUTTI VOI …. SERGIO.

E giungiamo all’ ultima  domanda, di rito per Oltre Scrittura, e ti chiedo: quanto è importante nella tua vita il sogno?
 Tutto ciò che io sono … tutto me stesso è proteso ad in intento primario … IL SOGNO … padroneggia ogni mio vissuto ogni mia azione, cosa sarebbe l’arte, cosa sarebbero i sentimenti, cosa sarebbero i rapporti con le persone, cosa sarebbe la natura se accostandoci a lei non saremmo in grado di condividere ogni sua sfumatura tramite il sogno.



Ringraziando  l’artista per questa sua interessante intervista ricordo a tutti i lettori il  suo gruppo face book dove troverete molte delle sue opere e delle sue poesie: 
E il suo sito 















giovedì 29 giugno 2017

A OLTRE SCRITTURA IL LIFE COACH GIUSEPPE NICASTRO. INTERVISTA A CURA DI MONICA PASERO








“Coloro che hanno smesso di imparare

 e di sognare hanno smesso di vivere”


L’essere umano da sempre utilizza solo una piccola parte della sua mente, andando così a perdere le sue innate potenzialità. Negli ultimi decenni, fortunatamente, le nuove generazioni si sono aperte a
correnti di pensiero  che  hanno portato  l’uomo ad esplorare la parte più inconscia della sua esistenza, quella che lo vede  combattere contro  se stesso, le sue paure, dubbi e sogni. Le nuove tendenze spirituali e filosofiche ( millenarie  a dire il vero, ma finalmente rivalutate)  hanno portato ad un’evoluzione non indifferente  del pensiero umano, il quale sembra  oggi  risvegliarsi e liberasi  da vecchi e monopolizzati dogmi che lo hanno placato  per millenni. Uno  degli aspetti essenziali di  ogni individuo è senza dubbio il suo lavoro che diviene spesso, anche la sua croce: lavorare male e in modo poco soddisfacente  induce l’uomo ad un malcontento personale che lo rende un infelice vittima di se stesso e del sistema. Per  cui cosa fare quando necessitiamo di un appoggio e siamo consci che urge un cambiamento radicale in noi per poter  avere una  qualità di vita più soddisfacente? Una soluzione potrebbe essere quella di trovare in noi nuove consapevolezze che ci portino a migliorare il nostro cammino e qui che nasce la figura del “ Life Coach” che può guidare ed aiutare chi da solo non riesce a trovare la giusta strada per migliorare la sua vita lavorativa e di conseguenza la sua intera esistenza. Chi sono i Life Coach? Lo chiediamo oggi a Giuseppe Nicastro che da vent’anni porta avanti questa nuova figura professionale, producendo beneficio a molte persone che si trovano a far fronte non solo a un’evoluzione lavorativa ma soprattutto personale.  

 Lieta di averti qui Giuseppe e parto subito con la primissima domanda: Life Coach in poche parole di che si tratta?

I Life Coach sono indicati per tutte quelle persone che vogliono migliorare concretamente ed in modo misurabile la qualità della loro vita. Life Coach utilizzano una serie di strumenti rivolti alle  persone che desiderano innalzare la qualità della loro vita portandola dallo  stato attuale allo stato desiderato. Incrementando in loro l’Energia, aumentandone la motivazione, elevandone l’equilibrio e la resistenza allo stress.  Potenziando, attraverso una serie di informazioni  ed abitudini volte a sviluppare atteggiamenti ed interpretazioni  differenti della realtà da loro percepita.

Quando è scattata in te la voglia di percorrere questa tua passione che poi è divenuta il tuo lavoro?

La voglia in me è scattata, perchè pur avendo successo al livello business mi ritrovavo puntualmente insoddisfatto della mia vita interiore, privata  e relazionale. Spesso ero ansioso, agitato, preoccupato e soprattutto reattivo. Quando il peso di questa situazione è diventato per me insostenibile, ho scelto  volontariamente di affidarmi a dei Life Coach, aderendo a svariati corsi di sviluppo personale,  con  risultati assolutamente risolutivi sotto l’aspetto della mia serenità interiore, equilibrio, motivazione ed armonia . Avendo sperimentato personalmente gli importanti benefici acquisiti, attraverso queste esperienze, ho continuato il percorso con sempre maggiore entusiasmo e soprattutto in modo profondo. Forte di questa ritrovata vitalità e dei risultati ottenuti, ho scelto di mettere a disposizione di altre persone questi strumenti e di farla diventare la mia attività primaria.


Sfogliando il tuo sito, leggo che il tuo compito principale è di portare a una consapevolezza di vita che unisca lavoro e benessere pisco fisico, trovando un equilibrio tra le due cose, è davvero possibile giungere a questo?
     Certamente è possibile raggiungere un maggiore equilibrio psico-fisico, chiaramente in primis è il cliente che deve essere motivato a Volerlo fare. Da quel momento in poi iniziamo il percorso con sessioni, “one to one” che sarà fatto di Nuove azioni e Nuove abitudini.

  Chi si affida principalmente a te?

 Si affidano a me, soprattutto Manager e Imprenditori, ma anche commercianti e persone private.


Come si svolge il tuo lavoro e quali sono  gli obbiettivi principali? 

La mia attività si svolge attraverso dei cheek up iniziali che forniscono un quadro completo del cliente, per poi passare subito dopo a stilare gli obiettivi che esso vuole raggiungere.    Lo step successivo consiste nel procedere con dodici sessioni one to one settimanali distribuite nell’arco di tre mesi. In cui si valuterà insieme un percorso graduale di crescita che porterà a una lenta ma costante evoluzione personale. Fino al raggiungimento degli obbiettivi preposti a inizio lavoro.

 Quanto è importante la predisposizione mentale, in un tuo potenziale cliente, affinché si giunga ad una buona riuscita?

La predisposizione mentale, da parte del cliente, è essenziale per la buona riuscita del progetto.
In caso contrario, bisogna supportarlo affinché possa, sin da subito, migliorare il suo atteggiamento.

 C’è stata, nella tua esperienza ventennale, una persona che nel suo cammino di crescita personale è riuscito a migliorare non solo  lui, ma anche te stesso?

Da ogni cliente ho potuto imparare qualcosa. Molte sono state le persone che hanno arricchito la mia vita sia personale che professionale;  le quali ringrazio moltissimo per il tempo e la fiducia che hanno riposto in me.  In particolar modo tutti coloro che  all’ inizio del percorso erano molto scettici nei confronti della figura del “personal coach” e poi si sono ricreduti. Per  me è stata  la Sfida più ostica, ma anche la più stimolante, nutriente e costruttiva nel mio operato.

Nel tuo seguito sito e blog affronti tematiche differenti ma tutte legate alla nostra evoluzione personale se dovessi dare  degli step per affrontare  il nostro cambiamento quali sarebbero i principali?

Per poter ottenere dei cambiamenti profondi e duraturi, il primo passo è crearsi degli Obiettivi. Devono essere obiettivi davvero stimolanti, sentiti  in modo tale da avere a propria disposizione una elevata quantità di motivazioni, che  ci portino ad ottenere la famosa disciplina. Perché sappiamo bene che la disciplina è il frutto di una potente motivazione personale.
  
Quanto è importante nella tua vita la spiritualità?

La spiritualità per me è fondamentale. Intendo per spiritualità, ritrovarsi in connessione armonica col tutto. In realtà la scienza ha dimostrato questa profonda interconnessione tra ogni cosa in natura. Mi piace ricordare una famosa frase che dice: “ Non puoi raccogliere un fiore senza turbare una stella “.

 Chi è Giuseppe Nicastro nella vita di tutti i giorni?

Giuseppe nella vita di tutti i giorni è una persona molto semplice, autoironica, è molto entusiasta e disciplinato. Mi piace guidare con l’esempio e una delle cose alla quale tengo di più, è il concetto di “Congruenza” cioè l’armonia tra quello che si dice e quello che si fa!

E giungo all’ultimissima domanda di rito per il mio blog e ti chiedo quanto è importante per te il sogno nella tua via?

Il sogno è Tutto per Me! Sogno spesso, più di giorno che di notte e mi piace dare una mano alle persone che per svariati motivi non sognano più. Difatti il mio Motto preferito è: “Coloro che hanno smesso di imparare e sognare, hanno smesso di vivere!”


Ringraziando Giuseppe Nicastro per  averci condotto in questa  nuova realtà lavorativa. Ricordo il suo sito
 dove troverete info e articoli preziosi per il vostro cammino personale.
  








venerdì 2 giugno 2017

GIORGIO BÁRBERI SQUAROTTI LA FIGURA FEMMINILE NELLA POESIA BARBERIANA

Oltre Scrittura riporta  la nota critica della poetessa e scrittrice Valeria Serofilli  in omaggio a Giorgio Bárberi Squarotti, prematuramente scomparso.

GIORGIO BÁRBERI SQUAROTTI
LA FIGURA FEMMINILE NELLA POESIA BARBERIANA


Bárberi Squarotti è indubbiamente tra i più autorevoli critici letterari e saggisti viventi del secondo novecento, a sua volta anche autore di versi, pur se forse meno conosciuto sotto questo aspetto  nonostante abbia al suo attivo una ventina di raccolte poetiche.
In qualità di lettrice ed autrice donna, il presente contributo intende  analizzare un topos tipico della poesia barberiana quale le diverse epifanie femminili, vere memorie letterarie e pittoriche, con particolare riferimento alla lirica L’inizio della festa tratta  da Le Langhe e i sogni (Edizioni Joker, Novi Ligure 2003) e con occhio rivolto alle fonti iconografiche. Se, infatti, lo studioso olandese Huizinga usa l’iconografia come fonte storica, in questa sede s’intende individuare nell’iconografia un probabile fil–rouge che accomuna la figura femminile della lirica barberiana a raffigurazioni di donna in alcuni capolavori pittorici. Come dichiara Bàrberi stesso, questa è la raccolta a cui è particolarmente legato, in quanto in essa affronta tematiche a lui care quali l’erotismo, l’amore e la natura. E in quasi tutte le sessantacinque liriche che compongono il volume, si ritrovano immagini di figure femminili.“Volle offrire la festa dell’inizio” recita la lirica L’inizio della festa che non a caso apre la raccolta. Rigorosamente datata come le altre liriche del libro e caratterizzata dall’originale chiasmo iniziale, questa costituisce un testo in cui metafora e allegoria s’intrecciano in sapido equilibrio tra classicità e modernità. Se nella raccolta precedente del 1983, Visioni e altro, spettava alla Giovinezza il ruolo di introdurre il lettore alle visioni,  ne Le Langhe la protagonista che  apre la festa  è  una precaria Verità: nome che in altri testi quali l’illuminante lirica Cinema, in “Bollettario” 30/33,  la donna porta addirittura impresso sulla pelle candida: «Di colpo, mostrò allora il nome scritto / sulla pelle candida, che è quella / dell’esterna e precaria Verità».
Difficile dire di quale inizio si tratti. Senz’altro un inizio in cui l’atto dello  spogliarsi acquista un chiaro valore metaforico, nel senso di ricerca della propria essenza più autentica e nello stesso tempo il riscatto del proprio mal di vivere e della propria inettitudine. Come se il nudo rivelarsi del corpo femminile si volesse contrapporre allo stato verginale che rappresenta invece il non manifesto, il non rivelato:
“(…) sconsolata (…). si sedette / sul divano viola, il capo curvo / (…) poi si decise per il solo riscatto l’unico riscatto possibile della sua inettitudine, / iniziò a spogliarsi, pure in questo / inesperta (…)”.

La  prima immagine femminile a dare inizio alla festa è dunque una donna psicologicamente depressa, seduta a capo chino e circondata da un caotico disordine di oggetti che le appartengono e che tuttavia sembrano sfuggire al suo controllo.
Questa figura riporta alla mente la celebre Melancholia I del Dürer, di complesso significato  allegorico, anch’ella assisa con la testa reclinata, pur se  circondata solo da strumenti geometrici. Del resto per Squarotti il corpo femminile è una “divina melancholia di tutte / le avventure e le attese e la speranza / della bellezza della carne dell’anima” .
La depressione e l’umor nero che attanagliano la protagonista della lirica, come dell’incisione del Dürer, derivano forse dalla scoperta del nulla e del vuoto, che è anche ansia di superamento. Nausea per Sartre, per Moravia noia. Contro il nulla,quindi, la forza della parola poetica che si fa corpo. E quale forma è più aggraziata ed evocativa del corpo femminile? Così la parola barberiana si fa donna, e corpo nudo perché nuda è la raffigurazione iconografica della Verità e le numerose personificazioni di essa. Nuda è la protagonista de Le  déjeuner sur l’herbe (1863) di Manet: sulle orme del Concerto campestre di Giorgione o Tiziano, la tela intende  infatti rappresentare la conversazione tra una donna e giovani accuratamente vestiti. Anche in altre liriche del nostro ritroviamo immagini muliebri completamente nude quali la ragazza al balcone della piazza nella lirica Gocce, le fanciulle sull'altalena ( Nel  1902, sempre da Le langhe e i sogni),o, ancora, la signora sopra il letto dell’occhialaio (si veda la lirica  L’occhialaio di Amsterdam in Visioni e altro). Si spoglia completamente  anche Vale, dell’omonima lirica sempre da Le Langhe, mentre ha nudo solo il seno l’alta ciclista bionda, come a seno nudo sono la Libertà di Delacroix e i personaggi femminili di certi quadri storico-patriottici di Velazquez e dell’Hayez.La pennellata della parola poetica di Bárberi Squarotti è precisa e i nomi urgono nella sua poesia come colori puri sulla tavolozza di un pittore.Un nominalismo inserito però in un contesto onirico, in una compenetrazione tra sfera razionale e gioco creativo che supera il tradizionale interferire di ragione e sentimento.
Sul piano della sintassi il discorso poetico è paratattico, per cui scorrevole ed elegante, caratterizzato da proposizioni parentetiche di rilevante funzione esplicativa, nonché costantemente tenuto su livelli di chiara rilevanza simbolico metaforica ad iniziare dal titolo della lirica.
Figure retoriche
Allitterazioni della “f”: v.1: ”offrire la festa”;
della “s-t”: v.2: nella sua stanza appena sistemata”;
 della “s”:
v.4: spaiata,  nera, su una sedia”;
 v.5:“mutandine appese alla finestra”; 
 v.6 : “forse sporco storto”;
 v.13: “sconsolata e affannata ssedette”;
della “n”: v. 3: “quante negligenze”;17,18;
della “b”: v. 9: “ bottiglia di Barbera”;
della “ne”: v.5: “ mutandine appese alla finestra”;
della  “r”: v.15: ” per celare le lacrime tremante”;
della “t”:
v.10: “… le pizzette tutti”;
v.12: “sul pavimento fin oltre la porta”;
v.19 “inesperta e turbata e imbarazzata”;
v. 21: “ la verità che è, finalmente”;
Similitudine v.21: “Come la Verità che è”; si tratta di una similitudine densa di significato con quel “si mostrò” di pascoliana memoria (si veda “Il lampo” v.1: “E cielo e terra si mostrò qual era”);
Climax (gli aggettivi riferiti alla protagonista sono graduati per intensità crescente) v.8: a fatica riuscì ad aprire la bottiglia”; v.12 “sconsolata e affannata ;
Anticlimax (gli aggettivi riferiti alla protagonista sono graduati per intensità decrescente)  v.19: “inesperta e turbata e imbarazzata”;
Enjambements vv. 8-9; vv. 10-11; vv.11-12; vv.13-14; vv.16-17;
Se nella prima parte della lirica prevale uno stile nominale, nella seconda parte si ha una prevalenza di oggetti e aggettivi al fine di dare un ritmo frenetico alla lirica, come travagliato è l’animo della protagonista. La tensione drammatica è tuttavia qui stemperata  ora nel gioco di un’amara ironia, che Bárberi tanto apprezza in Sanguineti, “ora in una fraterna pietas per la vicenda dell’uomo” come evidenzia Pappalardo La Rosa nell’accurata prefazione al volume.
Ma è nei versi finali che la protagonista ci addita l’unico suo possibile riscatto e il senso del suo inizio, spogliandosi, “pure in questo / inesperta e turbata e imbarazzata” e mostrandosi ”nuda nel vivo fulgore / come la Verità che è, finalmente “. Una verità altra, dipinta oltre il microcosmo del quotidiano. La poesia barberiana, dal bel sembiante di giovane donna, che sia allegoria della poesia, della Verità o del sogno, comunque si delinea come la sola in grado di colmare il vuoto che sempre generano il Caos, il Nulla, il linguaggio-manipolazione, dando un senso e cristallizzando per sempre, nero su bianco, l’armonico fluire di visione e sogno, di una parola che si fa corpo, l’unica vera festa duratura.

Valeria Serofilli

Testo poetico



L’inizio della festa
(da Le Langhe e i sogni, Edizioni Joker, Novi Ligure 2003).
Autore Giorgio Bàrberi Squarotti


Volle offrire la festa dell’inizio
nella sua stanza appena sistemata
(e quante negligenze, tuttavia:
una calza spaiata, nera, su una sedia,
le mutandine appese alla finestra,
un fazzoletto forse sporco, storto,
un quadro con le rose e i tulipani),
ma soltanto e a fatica riuscì
a aprire la bottiglia di barbera,
e i dolci e le pizzette tutti si erano
confusi, e rotolarono le arance
sul pavimento fino oltre la porta):
sconsolata e affannata, si sedette
sul divano viola, il capo curvo
per celare le lacrime tremanti,
poi si decise per l’unico riscatto
possibile della sua inettitudine,
iniziò a spogliarsi, pure in questo
inesperta e turbata, e imbarazzata
si mostrò nuda nel vivo fulgore
come la Verità che è, finalmente.

Torino, 1 gennaio 2002
                 
  

Nota biobibliografica del poeta
Giorgio Bàrberi Squarotti (Torino, 1929) è un critico letterario, saggista  e poeta italiano. È stato allievo di Giovanni Getto all'Università di Torino, dove si è laureato nel 1952 con una tesi sull'opera letteraria di Giordano Bruno.Presso la stessa università ha insegnato Letteratura italiana dal 1967 al 1999. Con Angelo Jacomuzzi ha diretto Letteratura e critica: antologia della critica letteraria in 2 volumi presso D'Anna (prima ed. 1967) e Critica dantesca: antologia di studi e letture del Novecento (prima ed. 1970).Dopo la morte di Salvatore Battaglia è diventato responsabile scientifico del Grande dizionario della lingua italiana UTET, presso la quale ha anche diretto una Storia della civiltà letteraria italiana in 6 volumi (1990-96).Più di recente ha collaborato a testi e antologie scolastiche della Atlas.È consigliere-fondatore della Fondazione Marino Piazzolla..
Opere
Tra i Saggi citiamo
  • Tutto l'Inferno. Lettura integrale della prima cantica del poema dantesco, Milano: F. Angeli, 2011
Tra le Raccolte di poesie
·         La voce roca, Milano: All'insegna del pesce d'oro, 1960
·         Le langhe e i sogni, Novi Ligure, Joker, 2003.