venerdì 22 settembre 2017

Oltre scrittura segnala Mistero di Sangue di Alessandro Biagini

  “MISTERO DI SANGUE”

Alessandro Biagini


Schizzi di sangue e una manciata di zucchero. Clic, uccidere. Chi si aggira per le strade di Roma tingendo di scarlatto incubi e deliri? 
Roma, interno notte. Un uomo si sveglia nel letto di un ospedale cercando di ricucire i fatti delle ultime ore.
All’improvviso la mente ricorda una cantilena che obbliga a confezionare continui spostamenti nella convinzione che il crimine possa restare impunito.
Roma, esterno giorno. Qualcuno riconosce l’assassino che vaga tra le strade della città.
La caccia inizia girando le carte in tavola, senza rilanciare o passare la mano.
Un uomo uccide mentre un altro ha deciso di fermarlo a tutti i costi, prima che lo scenario crolli come un mucchio di intonaco a poco prezzo.
Roma scopre di aver paura, ma qualcosa è destinato a mutare.
Il ladro di zucchero e l’uomo dei palloncini. 
Due uomini di fronte al capitolo finale di un mistero di sangue.

ESTRATTO:

Toscana 1975.
Due bambini a cavalcioni su un muretto.
Qualche scippo e diverse gocce di sangue.
Pedoni che si guardano intorno e cambiano strada.
Ladroni che scorrazzano intorno e benedicono questa omertà.
Da un lato quelli giusti.
Dall’altro quelli sbagliati.
Nel mezzo quelli che non contano nulla.
Che non sanno da che parte stare e quando giocano a fare il capitano di una squadra di calcio, sono talmente sfigati che non esce pari e nemmeno dispari.
Esce solo la voglia di vergognarsi dei rigori sbagliati.
Nel frattempo il sangue schizza e il resto rotola.
Gli anni si trascinano al guinzaglio ma senza museruola.
Pronti per abbaiare.
Pronti per azzannare.
Il primo bambino sul muretto sei tu.
Con i pensieri che salgono fino alle nuvole gonfie di pioggia.
E vicino a te ci sono io.
Con lo sguardo a vagare su un paesaggio di latta.
Oltre i tetti di coppi e cemento la vita sfoglia le istruzioni.
Per i giorni in cui pare che non accade nulla.
Per i giorni in cui prima di sera ci scappa il morto.
I bambini sul muretto studiano un modo per accettare i rimproveri.
Due bambini costretti a digerire il vortice che urla intorno ai sogni.
Due bambini troppo grandi per raccogliere i fumetti abbandonati.
Due sagome di cartone a decidere la parte da indossare.

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 è possibile acquistare le copie direttamente dall’autore tramite la mail ale.lazio1968@libero.it

domenica 17 settembre 2017

Un passo Oltre di Gianluca Ingaramo e Olga Gnecchi ( Delos Digital) Recensione a cura di Monica Pasero


Personalmente non amo il genere di cui vi parlerò oggi. Obbiettivamente, però, devo dire che mi trovo di fronte ad un valido racconto, in cui emergono significati importanti sull’esistenza umana, nelle sue varie fasi. 
E credo che sia giusto sottolinearne questa parte.
La lettura è del “Genere Horror”, dove sangue, violenza e Orrore sono tra i protagonisti. Mi piacerebbe, però, raccontarvi la mia esperienza da perfetta lettrice: “No Horror”. E posso dirvi, in tutta onestà, che questo racconto ha preso anche me! Non mi ha fermato, nemmeno nelle scene più cruente; dove, per la mia visione personale, avrei dovuto stoppare la lettura e invece, incredibilmente, l’attenzione è diventata ancor più forte.
Lo stile è fluido, le descrizioni valide, la storia lineare e soprattutto non ripetitiva. Il racconto scorre velocemente. Gli autori sono stati bravi a mascherare le prossime mosse dei protagonisti; non lasciando trapelare nulla, se non al momento giusto. Portando così a scoprire a poco a poco l‘evolversi della storia e lasciandomi con il fiato sospeso fino all’Epilogo. Dalle prime battute, la narrazione mi porta a coabitare in uno stato di “patos”, dove la drammaticità umana e la disperazione di un uomo, che si ritrova accudire una moglie in fin di vita, mi coinvolgono fin da subito. È facile addentrarsi in queste emozioni: tutti noi, chi più, chi meno, siamo legati ad un affetto e ci sentiremo impotenti ma nel contempo non rassegnati all’imminente “perdita”. Qui le riflessioni, su quanto la vita può mutare radicalmente cambiando  tutto intorno a noi, sono quasi consequenziali al testo che mi trovo innanzi.
I due bravi  narratori, aprono questa storia con i sentimenti  e riflessioni importanti; ma  lo scenario cambierà spesso portandomi in situazioni inaspettate.  Svelando a poco i tasselli di un racconto apparentemente semplice che invece non lo è per nulla. Gli eventi che si susseguiranno sveleranno la trama ed un finale impensato.
La chiave di lettura di questo racconto, a mio a parere, è nell’ esigenza di vivere ogni emozione appieno: domani tutto potrebbe cambiare.
L’amore spesso conduce al Paradiso ma, in certi casi, anche all’ Inferno. “Un passo Oltre, per come l’ho vissuto io, non è solamente una narrazione Horror, ma anche una bella storia d’amore al limite dell’ umano.
In poche pagine Gianluca Ingaramo e Olga Gnecchi hanno saputo stabilire grandi equilibri: la parte Horror nella sua violenza e drammaticità, non ha portato ad una caduta di contenuto perché unitamente alla storia in sè, ha reso questa narrazione: efficace, dolorosa, dolce e passionale al tempo stesso.
Libro consigliato.
Monica Pasero





lunedì 11 settembre 2017

Ora che è tempo di sosta di Angela Ambrosini. Recensione a cura di Monica Pasero


Pirandello citava: “La fantasia abbellisce gli oggetti cingendoli e quasi irraggiandoli d’immagini care. Nell’ oggetto amiamo quel che vi mettiamo noi.”   
La  silloge  mi  riconduce a questo pensiero, forse per l’amore che l’autrice mette tra l’ osservare e il successivo comporre;  nei suoi versi  si avverte forte  la sua personale ricerca espressiva che viaggia, oltre che nei suoi  ricordi, anche attraverso fotografie, dipinti e oggetti vari;  l’immagine diviene fulcro creativo in quest’ opera e, tramite essa, la poetessa si racconta in liriche minuziose che descrivono, riportano alla vita ciò che gli occhi e il suo cuore han visto e vissuto per prima.  Il titolo di questa silloge: “Ora che è tempo di sosta”,  mi fa pensare appunto all’ accuratezza del suo scrivere che con calma e fermezza, riporta descrizioni e stati d’animo di grande impatto su queste pagine. Una raccolta, a mio avviso, che  va letta con  la   cura ed  attenzione necessarie, in questo caso,  per comprendere il senso più profondo di queste liriche;  visto che ci troviamo di fronte ad una “mano”elegante, delicata ma nel contempo complessa.

Un  linguaggio puntuale, il suo: nessuna parola è stata lasciata al caso,  sempre ponderata, curata, quasi adagiata sulla carta. L’Autrice con dedizione e passione, sembra voler rimarcare con tratto forte ciò che i  suoi versi stavano ricostruendo.
Angela Ambrosini in questa raccolta esprime tutta la sua personalità e forza, magnificando appieno le sue  sensazioni  che si alternano in attimi  nostalgici.   Protagonisti sono gli affetti, a lei più cari che   ritroviamo in  versi  dolci  e  dal contempo  velati  da un calvario personale, dove in alcuni passaggi si evince  il dolore di una “figlia” rapita dai ricordi che rivive, combattuta dalla tenerezza di essi e dalla  “rabbia” per una vita effimera. Passaggi malinconici carezzano queste pagine, cedendo  però anche  il posto alla forza della vita, del colore, delle Stagioni, delle forme e della bellezza.
Un’opera ricca che spazia su tematiche  varie che l’Autrice affronta nella sua personalissima visione espressiva, evidenziando una vena  creativa capace e sensibile al tempo stesso.
La forza di questo testo è senza dubbio nel connubio tra immagine e poesia, una raccolta che viaggia nell’incedere del pensiero e lentamente ricostruisce ciò che gli occhi trasmigrano al cuore.
Buona lettura.
Monica Pasero


    

domenica 27 agosto 2017

A OLTRESCRITTURA RAFFAELE CRISCUOLO. INTERVISTA A CURA DI MONICA PASERO




Il sorriso è un sogno che ce l’ha fatta
cit

L’essere umano ha insita da sempre una grande forza che viene molto spesso sottovalutata, eppure  è una delle forze più potenti che esistono ed è l’immaginazione. Immaginare significa aprire strade verso l’impossibile, addentrarsi in mondi dove il reale e l’irreale si abbracciano e diventano emozione, sogno e creano dal nulla nuove visioni. Ed è così che un giorno, come tanti, nella vita dell’ospite di oggi arriva Skinny un personaggio fantastico  che travolgerà  positivamente  il cammino di quest’ uomo portandolo nel magico mondo dei bambini.
 Skinny  piccolo delfino diventerà col tempo un  cartone animato,  nato per educare, ebbene sì,  il cartone animato in questione  si pone uno scopo ambizioso: portare piccoli ma significativi insegnamenti nei bambini, facendo tutto questo  sotto forma di gioco  e  divertimento. E quale modo migliore d’insegnare  ai nostri piccoli  la quotidianità, come ad esempio lavarsi sempre bene  i dentini;  tramite le avventure di Skinny e dei suoi tanti amici?
Ma Skinny non è soltanto questo; e giunge alla mia attenzione soprattutto per il suo impegno solidale: i proventi dei dvd contenenti le sue avventure, saranno tutti utilizzati per portare intrattenimento e gioia nelle corsie di molti ospedali pediatrici.  E sappiano tutti quanto la risata,  il gioco possano aiutare  questi bambini durante la loro degenza. Sorridere è salutare! È  vita! È  speranza!
Per cui conosciamolo meglio Skinny ma soprattutto il suo papà.  A Oltre Scrittura  ho il piacere di ospitare Raffaele Criscuolo. 


Raffaele, grazie di essere qui, parto subito col chiederti:  come è nato Skinny e perché porta questo nome, c’è un significato particolare?
Skinny è nato nell'ottobre 2015 per un caso fortuito.
Una sera, come spesso capitava, dovevo leggere una fiaba a mia figlia Sofia che all’ epoca aveva 5 anni,  per farla addormentare.
Avevo dimenticato gli occhiali in ufficio e non riuscivo a leggere abbastanza bene il libro delle fiabe, così per non deluderla, feci finta di leggere e cominciai ad inventare. Gli raccontai la favola di un delfino giallo di nome Skinny che aveva lasciato la mano alla mamma e si era perso nel mare. L'impresa riuscì e mia figlia si addormentò.La sera successiva come andammo a letto, mia figlia mi chiese: - Papà, ma poi Skinny ha ritrovato la mamma?  , Questa frase mi accese la classica lampadina:, mi ero quasi dimenticato cosa avevo detto la sera prima, invece mia figlia si ricordava addirittura il nome... quindi avevo inventato un personaggio per fiabe o cartoni animati!

Capito che Skinny era diventato l'idolo di mia figlia, cominciai a realizzare piccole animazioni in flash . Lavare i dentini è sempre un problema per i bambini e lo era anche per mia figlia, quindi realizzai un video in cui si vedeva che quando si mangia la cioccolata, sui dentini vanno dei ragnetti che mangiano e quando si usa lo spazzolino , dallo stesso escono dei martelli che schiacciano i ragnetti.
Quando mia figlia vide questo episodio, dopo cena mi disse: - Papà, andiamo ad ammazzare gli animaletti - e andò a lavarsi i dentini come non aveva mai fatto! Quindi l'obiettivo era chiaro, realizzare cartoni animati per bambini ad episodi, dove in ogni episodio si parli di "cose serie" ma spiegate con parole adatte a chi li guarda. Il nome è sempre “merito” di mia figlia, anche se in inglese significa molto magro, è solo una fortuita coincidenza, parte dal nomignolo di mia figlia che essendo molto vivace , scherzosamente la chiamo Schizzetto, da qui prima pensai al diminutivo Skizzy ma non mi suonavano bene le due zeta e quindi optai per Skinny.

 Vuoi raccontare in sintesi quali obbiettivi si propone il tuo progetto: “Aiutiamoci ad Aiutare”, e come possiamo fare per aiutarvi concretamente?
Sono partito dall’esperienza della clown terapia, quindi attori travestiti che giocano con i piccoli degenti, solo che con la Skinny terapia, gli attori sono vestiti da personaggi del cartone animato e vengono proiettati anche gli episodi di Skinny il delfino. Anche se sono tutti volontari i partecipanti, ci sono piccole spese da sostenere; dai vestiti ai regalini per i bambini al rimborso spese per gli attori che vengono da fuori e quindi per finanziarci, abbiamo realizzato un DVD con 15 episodi di Skinny che regaliamo a chiunque ci faccia una piccola offerta. Su ogni copertina del DVD scriviamo una dedica personalizzata e lo firmiamo tutti noi dello staff.

Credo che vi sia una grande gioco di squadra dietro alla realizzazione di Skinny;  due parole sui  tuoi collaboratori.
Realizzare un cartone animato sembra semplice, ma purtroppo non lo è. Hanno collaborato 12 persone per il primo episodio Al Museo, oltre ai doppiatori, tra i più grandi d’Italia , da Monica Ward ( voce di Sara dei Simpson ) a Roberto Pedicini  ( voce italiana di Gatto Silvestro, Pippo della Disney eppure  la voce di Jim Carrey e Kevin Spacey ) a Marco Bresciani ( voce di Winnie thePooh )


Con Skinny  giungete  al “Giffoni  Film Festival”, due parole su questa  bella esperienza.
Esperienza indimenticabile, essere l’evento speciale del principale festival per bambini del mondo ti “rimane” dentro. Ho visto 800 bambini entusiasti nell’assistere alla proiezione del cartone animato, un’ottima recensione da parte della Stampa e ovviamente una notorietà che ci sta aiutando molto nella prosecuzione del lavoro.



C’è un messaggio base nelle favole di Skinny?
Vorrei essere uno spartiacque nel mondo dei cartoni animati per bambini, un cartone animato non deve essere solo un “parcheggio” per il bambino ma un modo alternativo di imparare.
Ecco che Skinny il delfino, racconta di andare a visitare musei o luoghi di cultura, evidenzia l’importanza dei nonni, si sofferma sul bullismo a scuola, cerca di dare le prime nozioni di riciclo senza tralasciare l’igiene orale e la giusta alimentazione.
È  importante, anzi direi che è fondamentale che i più piccoli, oggi possano trarre spunti positivi da ogni cosa realizzata dagli adulti, i quali hanno grandi responsabilità nei loro confronti.
Io, nel mio piccolo, cerco di realizzare storie  affinché nei bambini   , resti in loro qualcosa di fanciullesco anche in età adulta.
Se dentro, ogni adulto, resta  anche un po’ bambino, allora possiamo sperare in un mondo migliore.



  Chi è Raffaele Criscuolo nella vita di tutti i giorni?
 Prima ero un semplice piccolo imprenditore nel campo dell’informatica, poi da tre anni a questa parte, sono tutto preso a realizzare cartoni animati e libri per bambini.  È diventato il mio nuovo lavoro, guadagno un terzo di prima, ma ho grandi soddisfazioni   e se è vero che nella vita i soldi non sono tutto, beh ora lo posso affermare con sicurezza!

 Progetti futuri ?
Finire la prima stagione di 13 episodi di Skinny, terminare anche la serie di Skinny di audio fiabe e la serie Skinny insegna.
Cominciare a stampare in Braille le avventure di Skinny e oltre agli ospedali , stiamo trovando altre location per portare avanti il messaggio di skinny terapia.

 E arrivo all’ ultima  domanda, di rito per il mio blog, e ti chiedo:  quanto è importante nella tua vita il sogno?
Sognare rende la vita migliore, ti possono togliere tutto ma non i sogni, io ho ricominciato a  sognare da quando è nato Skinny il delfino.

Ringraziando Raffaele per questa interessante intervista, ricordo agli amici che potete contribuire al progetto di Skinnyterapia cliccando sui seguenti

LINK 1

VISITATE anche il BLOG  e  IL CANALE YOU TUBE DOVE TROVERETE TUTTI I CARTONI ANIMATI DI SKINNY









giovedì 24 agosto 2017

Oltre Scrittura segnala "Donne in Grigioverde" di Gianlorenzo Stopponi

   




Fabio Righi, sfaccendato studente di Giurisprudenza abbondantemente fuori corso, si vede recapitare la cartolina per il servizio di leva militare dopo aver steccato un esame di Diritto. Sfortuna vuole che il suo sia l’ultimo scaglione di reclutamento obbligatorio, prima dell’avvento dei Volontari. Con la bocca amara, si trova così a lasciare Roma. Dopo il CAR, viene assegnato al glorioso 133° Reggimento di fanteria “Lupi di Liguria”. L’anno che deve allo Stato vola, anche grazie all’agognata sistemazione in fureria e, visto il buon rapporto instauratosi col suo Capitano, decide di raffermarsi come volontario per ulteriori dodici mesi. Lo stipendio è basso ma c’è, e la prospettiva di tornare sui libri non lo alletta poi molto. Ma Fabio ancora non sa a quale cambiamento sta andando incontro l’Esercito: una miriade di donne in grigioverde sta per invadere le forze armate, e proprio il suo Reggimento viene trasformato nel primo R.A.V. (Reggimento Addestramento Volontari) femminile. Tra imbarazzi, ormoni impazziti e incomprensioni grottesche, l’ormai Caporal Maggiore Righi si ritroverà a vivere da protagonista questa trasformazione storica, scoprendo che, in fin dei conti, l’Esercito non è poi tanto male come credeva, e forse può offrirgli un’inaspettata possibilità di futuro.Un libro incredibilmente divertente, scritto con sagacia e acume ironico senza pari.

Disponibile sia in ebook che cartaceo su tutti gli store on line.

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mercoledì 16 agosto 2017

A OLTRE SCRITTURA LUIGI PICARDI. INTERVISTA A CURA DI MONICA PASERO

   

  Pensavo  è bello 
che dove finiscono le mie dita
 debba  in qualche modo
 incominciare una chitarra
Fabrizio de Andrè



Se nel lieve pizzicar di corde di una chitarra si percepisce “Amore”,ci troviamo innanzi al talento e la passione del musicare che oggi sento viva più che mai nelle esibizioni di questo gradito ospite. Tra lui e la sua chitarra avverto complicità e armonia che li rendono parte uno dell’altra, una simbiosi perfetta. Proprio come una danza, un passo a due è la loro musica che si eleva alto.Un duo ai miei occhi!Due esseri apparentemente lontani: una chitarra che appar senza anima e un uomo invece colmo di essa; eppur durante l’esibizioni tra loro si sprigiona un feeling così forte che è impossibile non esserne coinvolti. Corde che s’animano e narrano al mondo la loro vivacità, la loro forza e presenza.
Musica che nasce apparentemente dal nulla e vibra forte in noi, toccando la nostra sensibilità e rammentando il nostro bisogno innato di sentimento, di emozione genuina come solo la musica può regalare, appagando sensi e pensieri tra le sue note.
L’artista di oggi nutre forte la passione per la musica e per la sua storia, amante dell’arte musicale e della bella scrittura, porta il suo contributo in vari modi sia nel  suo percorso artistico sia  in quello lavorativo; è tempo di conoscerlo meglio. A Oltre Scrittura ho il  grande piacere di ospitare l’artista  Luigi Picardi.




La tua grande passione: la chitarra;  quando hai iniziato ad appassionarti a questo strumento e perché?

Da parte di madre le origini musicali sono abbastanza forti, dato mio bisnonno fu direttore d’orchestra a Sassari, mentre mia nonna era violista. Mi sono avvicinato alla musica grazie a mia madre e alla su citata nonna, le quali mi facevano ascoltare musica di vario tipo e non necessariamente ‘colta’ e mi portavano ai concerti.
Il mio rapporto con la musica ‘pratica’ è stato un po’ particolare. Ho iniziato una prima volta a 10 anni, dalle suore dell’Oratorio San Giovanni Bosco di Roma, prendendo lezioni di chitarra di accompagnamento, ma ben presto mi annoiai pensando che la cosa non mi portasse da nessuna parte. A 14 anni, un giorno, vedendo che la mia chitarra appoggiata in un lato della mia stanza, ho deciso di riprendere le lezioni. Scoprii, grazie al mio primo insegnante Ciro Paduano, che adesso è un insegnante rinomato per il metodo Orff, che la chitarra non era solo fatta per accompagnare con combinazioni di accordi, bensì per essere autonoma, al pari magari di altri strumenti. Da quel momento decisi che la musica poteva essere la mia strada e il mio modo più naturale per esprimermi.

Intraprendi  il tuo percorso artistico a soli 15 anni, laureandoti al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma e in seguito consegui diverse specializzazioni che ti porteranno a conoscere grandi Maestri sia italiani che esteri e qui ti chiedo: ti va di ricordarne uno e quale insegnamento hai appreso seguendolo.

Ognuno dei maestri che ho seguito mi ha regalato qualcosa che poi è servito a formarmi dal punto di vista professionale e umano. Uno su tutti mi piacerebbe ricordare, ovvero Carlo Carfagna, che mi ha seguito dall’ammissione al Santa Cecilia nel 1990 fino al diploma nel 1996. Il maestro Carfagna, oltre a essere stato un concertista che ha girato il mondo, è compositore e dottore in Lettere. È stato stimolante perciò confrontarmi con una persona di questo livello. Da lui ho imparato che al centro di tutto, quando si esegue un brano, deve stare la musica, anche qualora ci scappasse una o più note sporche. Meglio “fare musica” con qualche imprecisione tecnica creando emozioni, piuttosto che eseguire note con precisione tecnica, penalizzando il lato emotivo del fare musica.

Ti sei esibito sia come solista che in ensemble cameristici, quale tra le due esperienze è stata quella che ti ha motivato di più come artista?
Si tratta di due situazioni completamente all’opposto, accomunate solo dal fare musica. Mi spiego meglio: quando fai un concerto da solista sei come un alpinista che si arrampica in solitaria su una montagna. Per citare Reinhold Messner, il “solismo” è: “l’emozione più forte. È  anche emozionante andare in un deserto, certo, ma la condizione è che devi essere esposto al pericolo. Se c’è l’elicottero vicino o il gruppo di soccorso che ti segue non c’è avventura. Sai che sei in pericolo, ne accetti la responsabilità, sai che basta un sasso che cada per distruggere tutto. È un esistere fra la vita e la morte”. In musica non corri certamente pericoli di vita, ma resta il fatto che tu sei responsabile in tutto e per tutto di ciò che accade,dalla prima all’ultima nota, sei tu il creatore delle emozioni che il pubblico coglierà o meno. Per citare il Prof. Elio Matassi, compianto docente di Filosofia Morale all’Università di Roma Tre: “La musica non esiste in sé stessa ma solo in quella pericolosa mezz'ora in cui, suonandola, la facciamo essere”.
La musica da camera richiede altrettanto impegno, in quanto la tua libertà di azione viene condizionata dal rapporto con altri tuoi colleghi. Ci si diverte, ci si confronta, si impara parecchio, specie dai colleghi che suonano strumenti che non siano il tuo. La paura - che definirei ‘tensione’ dato che a un concerto ci si prepara per fronteggiarla e dominarla – nel caso della musica da camera viene divisa fra gli esecutori e una volta saliti sul palco resta solo il divertimento e la gioia di emozionarsi ed emozionare chi ti ascolta. In conclusione posso dire che entrambe le esperienze sono molto motivanti.

”La chitarra è uno strumento di meditazione per arrivare a Dio e trovare l’amore dentro te stesso.” cita il chitarrista  spagnolo  Pepe Romero e qui  ti chiedo: provi la sua stessa sensazione, quando suoni?
Direi che Pepe Romero ha colto l’essenza di questo particolare strumento. La chitarra non ha una potenza sonora paragonabile agli archi o al pianoforte, ma è proprio in questa sua ‘mancanza’ che esprime tutto il suo potenziale. La chitarra cosiddetta “classica” -  con corde di nylon e che non viene amplificata se non in certi contesti – ipnotizza l’ascoltatore e anche l’esecutore che è costretto a ricercare sonorità particolari che portano a riscoprire l’umano sentire.

Oltre alla grande passione per la chitarra, la tua indole sfocia nella conoscenza e ti porta a laurearti anche in Storia della musica e qui ti chiedo: la musica ha avuto nel tempo un’evoluzione,non sempre direi positiva, se potessi in poche righe lasciare un messaggio alle nuove generazioni cosa gli  consiglieresti per far si che si riscopra il valore della bella musica di un tempo?

La Laurea in Storia della Musica – che ho conseguito in tempi un po’ più dilatati rispetto al Diploma di Chitarra – mi è servita ad ampliare la mia cultura musicale e non e a capire che un buon musicista non possa fare a meno di un retroterra di cultura generale e di quel senso della ricerca che sta alla base del nostro mestiere. Chiamiamola curiosità, se vogliamo. Quello che noto. nei giovani studenti di Conservatorio, è proprio la mancanza di curiosità. Quando preparo un programma da concerto, di un compositore voglio sapere tutto – dove è nato, con chi ha studiato, cosa ha composto oltre ai brani che devo lavorare, ecc. Solo così sei in grado, a mio avviso, di raccontare una ‘storia’ e quindi passare una emozione al pubblico che ti ascolta. Senza nulla levare all’istinto che deve guidare il musicista dal punto di vista espressivo. Il consiglio è dunque questo: documentarsi ed eseguire la propria versione del brano, seguendo i consigli dei nostri insegnanti, senza che diventino totalizzanti. Citando il monologo ‘No, grazie’ dal Cyrano de Bergerac. “Aver tutta la palma della meta compita,e, disdegnando d'essere l'edera parassita,pur non la quercia essendo, o il gran tiglio fronzutosalir, anche non alto, ma salir……..senza aiuto!"

Se potessi viaggiare nel tempo e conoscere direttamente un grande musicista del passato chi cercheresti e perché?

Cara Monica, questa è una bella domanda. Forse più che un compositore, un periodo, quello compreso tra il Classicismo e il Romanticismo,  in cui avvennero tanti cambiamenti e in cui il musicista si affrancò dalle corti per rendersi indipendenti anche dal punto di vista economico, con tutti i rischi che questo comportò. Non mi sento di scegliere un musicista in particolare, dato che non ho un preferenze in particolare.

 Libri e Musica accompagnano il tuo cammino, due differenti mondi comunicativi ma entrambi basilari nella formazione umana, secondo te, anche la musica in qualche modo può comunicare all’uomo e indurlo a riflettere?
Assolutamente sì. A mio giudizio però la musica, rispetto alle arti figurative e alle lettere, ha una marcia in più in quanto il suono non è etichettabile, sebbene sia ormai riproducibile. La musica è un linguaggio a tutti gli effetti, è l’arte di esprimersi attraverso i suoni e come tale permette di comunicare e risvegliare gli altri linguaggi o interagire con essi. A me è servita ad uscire dal guscio. Prima di studiare musica ero un bambino che parlava poco o nulla, che era impaurito dal mondo e che aveva difficoltà a comunicare e ad apprendere a scuola. Con la musica ho avuto l’occasione di esprimere me stesso, senza dover ripetere ciò che altri avevano già detto, come fa quando prepari una interrogazione a scuola. Mi ha fornito altresì un metodo di studio, aiutandomi a far progressi a scuola.

La musica non ti lascia mai nemmeno nel tuo lavoro e tra le tue tante occupazioni ti troviamo alla conduzione dell’ “Arpeggio”, programma radiofonico musicale trasmesso da Radio Vaticana, dove dai spazio ad artisti legati la mondo musicale.Tra i vari intervistati c’è stato un artista che ti è rimasto impresso più di altri e se sì, perché?


Pure in questo caso non me la sento di lasciare alla porta i tanti amici musicisti che sono venuti a trovarmi, ma visto che devo scegliere, citerei Oscar Ghiglia, decano della chitarra classica nel mondo, col quale posso dire che ho cambiato il mio modo di intervistare i musicisti. Con lui era come stare a casa sua e parlare piacevolmente senza far caso al microfono che captava e registrava le nostre parole. Le mie interviste si sono trasformate in chiacchierate radiofoniche, ovvero piacevoli conversazioni tra amici su un argomento comune, in questo caso la musica!



Se dovessi descriverti in una sola parola quale utilizzeresti e perché?
Curiosità; è la molla che mi fa andare avanti, sia nel campo radiofonico che in quello musicale-

 Progetti futuri ?
Ampliare l’attività concertistica, esplorando nel contempo repertori musicali che non ho toccato sino ad oggi; dal punto di vista radiofonico invece, conoscere quanti più colleghi possibile, allo scopo di imparare per il tempo che mi rimane.



 E giungo alla mia ultima domanda, di rito per Oltre scrittura, quanto è importante nella tua vita il sogno?


È tutto! Sono sempre stato un sognatore ad occhi aperti – dato che i sogni ‘notturni’ non li ricordo mai! Il sogno è alla base della ricerca e stimola la curiosità.

Si ringrazia Luigi Picardi per questa sua interessante intervista e vi consiglio di seguirlo durante le sue interviste  su Radio Vaticana. 

martedì 8 agosto 2017

OLTRE SCRITTURA SEGNALA: LA STRADA VERSO L’AMORE DI PASQUALE DE FALCO

   




Paolo, è un sognatore e un grande osservatore della realtà e trascorre i suoi giorni tra riflessioni filosofiche , il suo lavoro e la letteratura me sempre con la mente rivolta all’amore.
Lui single quotidianamente ricerca l’amore, perché è convinto che la sua anima gemella esiste, che deve solo trovarla. E quando incontra Marie Christine capisce che è lei la donna della sua vita.
Una ricerca che lo porterà a girare tra la sua Milano e l’Europa alla continua ricerca di Marie Christine
Un romanzo che vuole spiegare il sentimento dell''amore e come raggiungerlo. Cos'è l'amore? È una continua ricerca, una strada da percorrere tutti i giorni

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BIOGRAFIA
Pasquale De Falco è nato a Napoli l’8 marzo del 1978 e vive vicino Milano da una
decina di anni
Ama leggere,scrivere e osservare la realtà oltre i suoi limiti.

Autore di due romanzi ( Profumo e La strada verso l’Amore) e due raccolte di poesie
(Paesaggi Fantastici e Seta Nera)
Ha un grandissima passione per la letteratura, legge assiduamente fin da bambino e
ha iniziato a scrivere poesie nei primi anni del Liceo invece le prime prose invece
risalgono a quando avevo circa 20 anni .

BLOG PERSONALE 
PROFILO FACEBOOK
PAGINA AUTORE

Pubblicazioni:

1) Romanzo Profumo Anno 2015 Editore NeP Edizioni

2) Raccolta di poesie Paesaggi Fantastici Anno 2016 Editore Pubme.me

3) Raccolta di poesie Seta Nera Anno 2016 Editore Edizioni Montag

4) Romanzo La Strada verso l’amore Anno 2017 Editore Pubme.me



mercoledì 2 agosto 2017

OLTRE SCRITTURA SEGNALA IL GIOCO DI CHIARA DI CLAUDIA CROCIONI


OLTRE SCRITTURA SEGNALA
IL GIOCO DI CHIARA
DI CLAUDIA CROCIONI 


Le giornate di Tommaso scorrono lente e simili nel quartiere di
Monteverde Vecchio a Roma. Almeno fin quando la bellissima assistente del
professore di Filologia non gli chiede di giocare con lei. Il gioco di Chiara è
molto semplice: organizzare un viaggio a Orlando. Una volta in Florida, di
giorno lui dovrà assecondare ogni richiesta di lei, ma di notte, Chiara dovrà ricambiarlo...E voi, giochereste?


Autore: Claudia Crocioni
Titolo: Il gioco di Chiara
Data di uscita: Agosto/2017
Genere: Rosa – Romanzo breve
Formato e prezzo: E-book 1,49-0,99€ / Cartaceo € 8.00
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domenica 16 luglio 2017

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Selpùveda recensione a cura di Monica Pasero

                                               “Vola solo chi osa farlo”
  

La vita è un incontro di situazioni e persone che sono destinate al nostro cammino e concatenate, affinché tutto si compia … Proprio come avviene in questa delicata storia di solidarietà tra specie animali, in cui vediamo protagonista una gabbianella e una banda alquanto bizzarra di gatti di Porto, che si troveranno complici per portare a termine una “ grande promessa”.
Prendi un gatto grosso, grosso, affidagli un uovo e digli che dovrà insegnargli a” Volare”.
“È terribile è terribile!” direbbe Diderot ( uno dei protagonisti di questa narrazione) e concordo con lui: un bel dilemma! Come fai a chiedere ad un gatto di covare un uovo e poi insegnare a volare al piccolo nascituro?
La natura gli imporrebbe quasi di mangiarselo il piccolo pulcino. Ma nella fantasia, si sa, non ci sono barriere,  né ragione  che tenga e tutto può davvero accadere e così Zorba gatto ingombrante  e con un grande cuore, si occuperà del piccolo uovo ricevuto da una gabbiana morente giunta della acque inquinate del Mar del Nord, che come ultimo atto d’amore donerà la vita.
Zorba farà una promessa alla sfortuna Gabbiana, ignaro del grande impegno appena ricevuto. In suo soccorso giungerà il suo branco, perché gli amici non si lasciano mai soli nel momento del bisogno.
Questa è la storia di una grande amicizia che annulla ogni differenza, in cui solo i sentimenti creano equilibrio; un’amicizia che va oltre gli schemi a noi noti e porta ancora una volta a riflettere che spesso le barriere, le regole preposte in questo mondo, dal cuore non sono mai state davvero contemplate.
L’autore è riuscito a realizzare una storia di grande bellezza e simpatia; ogni passaggio vi farà senza dubbio scappare un sorriso. Idealizzare questo strano gruppo di amici, tutti alquanto singolari; ogni personaggio mi ricorda una peculiarità umana dal Colonello, capo del branco, il solito despota che alla fine non combina nulla. Al Segretario che volente o nolente è lui il braccio e la mente dell’operazione.  E poi che dire di Diderot il gatto che legge le enciclopedie e cerca ogni risposta in un libro.
I personaggi in questa narrazione sono davvero tanti e tutti descritti magnificamente; l’autore umanizza ogni animale come se volesse far comprendere meglio il messaggio e l’esempio che essi portano in questa storia.
La lettura è semplice, spontanea e arriva il cuore spedita come una carezza decisa che scuote le nostre spesso dormienti coscienze; un testo forse nato per i più giovani ma credo di grande bellezza per ogni età.

Ma torniamo alla domanda che tutti ci poniamo: ma come fa un gatto ad insegnare a volare ad una gabbianella?  E dopo tanti insuccessi Zorba giunge alla conclusione che solo un essere umano potrebbe aiutare la piccola amica a volare; ma chi tra i tanti umani di Amburgo  potrebbe conoscere la soluzione a questo enigma? E qui    sapiente l’autore  decide per  un poeta; perché in fondo solo chi vola con l’anima potrebbe  insegnare a volare…  Ci riuscirà?
Se c’è una cosa  in cui l’uomo sorprende sempre è la  sua capacità di scrivere  storie  così belle e  piene  d’ amore da poter pensare che  se riscrivesse  il suo mondo e utilizzasse lo stesso sentimento in cui descrive i suoi personaggi e le  azioni renderebbe questo Pianeta  un vero paradiso, ma  purtroppo si sa che  le belle storie solitamente vengono realizzate  solo per  fantastiche letture  e il libro, che ho appena terminato, posso confermare che lo è!
Zorba e  la  gabbianella Fortunata insegnano che le differenze,  quando ci si vuole bene, non esistono e che la solidarietà è un vento buono che spazza via ogni incomprensione e diffidenza.
Questa non è semplicemente la storia di un volo questa è la storia di come amarsi senza preconcetti, porta tutti noi a volare.
Monica  Pasero




mercoledì 12 luglio 2017

Oltre Scrittura segnala Krònachia di Emanuele Angione


 Oltre Scrittura segnala
 Krònachia 
   di Emanuele Angione




“Attraverso le pagine del romanzo border fantasy italiano Krònachia, tra meraviglia e smarrimento sarai immerso in un mondo metafora dell’esistenza umana, nel quale uomini, donne, creature mostruose e malvagie, agiranno mosse da amori, rivalità, antipatie e avversioni personali in un susseguirsi di vicende intriganti e cariche di suspence. Krònachia, in teoria baluardo dell’umanità contro l’ignoto, in realtà rovina inquietante ed insidiosa dalla quale non è possibile controllare nulla.Scorrendo le pagine troverai,  trasfigurata,  in un libro fantasy, la realtà inquietante e misteriosa di ciascuno di noi che ti lascerà riflettere…”.
Book  Review
Katia Buttitta

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Biografia autore  

Emanuele Angione è nato a Potenza il 18 settembre 1972. Ha frequentato il Liceo Ginnasio “Quinto Orazio Flacco” e si è laureato in Scienze Politiche presso
L’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino. Professionalmente è cresciuto in Lombardia nel settore della formazione professionale dove ha progettato e gestito per il Fondo Sociale Europeo. Nel 2001/02 ha coordinato le attività progettuali e didattiche a Bruxelles. Attualmente lavora presso un’azienda privata nazionale. Come passione, egli si dedica ad inchiostrare dei fogli bianchi, non con continuità, ma solo quando il suo animo ed il suo cuore lo desiderano Non ha modelli, ne canovacci lo fa perché lo sente. Si definisce un comune “uomo di penna”, come tanti altri. La penna è sua amica, e parla per sua bocca. Egli dice: ”Le cose vere sono quelle improvvise, spontanee ed anche una macchia di inchiostro che tinge i miei fogli è vera, viene dal cuore.” Ha Pubblicato: Krònachia Il Preludi e Uomini Donne, Difatti. 

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sabato 1 luglio 2017

A Oltre Scrittura l’artista Sergio Riviera. Intervista a cura di Monica Pasero




Dio donò al tramonto e all'alba le sfumature del rosso
affinché la passione non venga mai dimenticata,
sia all’inizio della nostra esistenza che alla sua fine.
Monica Pasero



Trapelano tonalità forti e cariche di  passione;  Terre e Rossi padroneggiano su  queste  tele  imprimendone grande potenza visiva. Al primo impatto l’occhio ne viene catturato, estasiato dalla  forza che emanano le tele di Riviera. Non v’è solo un’ immagine d’ammirare ma una  storia: la storia  del colore del suo viaggio. Pennellata dopo pennellata ha fluito in ogni parte invadendo con vigore il soggetto e regalando ai nostri occhi energia e fascino.
Chissà che cosa pensava l’artista ad ogni tocco, quando il suo estro creava, offrendoci  emozioni che ora  s’inerpicano  tra cielo, monti, boschi e paesaggi  rivisti sotto una luce  nuova, carica di passione, di colore, di vita. Riviera  ne è maestro ad esaltare in ogni dettaglio  il colore che diviene parte vitale nel suo percorso artistico.
La scelta cromatica, dell’ artista, presenta il mondo dei rossi e delle terre, ma non solo, e mi porta a pensare ad un essere di grande passione in cui rabbia, dolore e vitalità  plasmano il suo animo e  lo conducono a realizzare lavori di grande effetto, dove si avverte forte il grande bisogno di esaltare la bellezza e l’amore che ci circonda; di comunicare  al mondo la forza intrinseca  della vita. E  tramite le sue scelte cromatiche ci porta ad esplorare il mondo sotto la luce calda della passione, dell’ energia che ci scorre  nelle vene  ed  è spesso silente in noi. Come lava che scende a valle e tempra la terra, cosi le sue opere giungono a noi  ardendo in animi sensibili che  sanno cogliere la bellezza di ciò che un uomo  può realizzare semplicemente amando  la sua arte.
A Oltre Scrittura ho il grande piacere di ospitare il pittore  Sergio Riviera artista del colore  e della vita.

Sergio mi fa molto piacere averti qui e osservando le tue tele mi è giunto un pensiero, una curiosità e ti chiedo:  la scelta di tonalità così calde  potrebbe  essere  legato alle tue origini; tu nasci nelle calde terre africane precisamente ad Asmara in Eritrea e mi viene da pensare che forse un po’ del calore di questi  luoghi lo  conservi nel tuo animo regalandolo, tramite il colore, alle tue opere.  È possibile?
Ognuno di noi possiede un’indole interiore che la si scopre nel proprio vissuto. Infatti vivendo, negli anni, lentamente sollevi come fossero veli opachi, gli aspetti innati in te stesso, A volte con sorpresa ma anche a volte con malinconia li porti alla luce prima a te stesso e poi ed è inevitabile, agli altri. Tutto questo per dirti che in particolare quando dipingo lascio il mio inconscio correre come fosse un bimbo per i prati e egli si esprime a volte anche a mia sorpresa… Sesanne scrisse: il dipinto ha necessità di avere un progetto iniziale che magari prevede come destinazione Madrid, ma poi è normale se poi ci si possa trova pure a Berlino.

Leggendo la tua biografia sono stata colpita in  primis dalla tua vicenda personale, molto drammatica,  che ti ha portato in giovane età a  rivoluzionare tutta la tua vita . Dopo una brutta caduta  hai perso l’uso delle gambe e in parte delle braccia. Vuoi raccontare la tua esperienza e dirci cosa ti ha aiutato ad andare avanti ?
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Per la precisione, ho avuto una lesione midollare cervicale che mi ha tolto l’uso delle gambe, parte delle braccia, ma purtroppo e soprattutto quello delle mani. Infatti in collaborazione con il tecnico ortopedico ho dovuto realizzare maniglie apposite che poste alle mani mi aiutano a sorreggere il pennello. Nei primi due anni dopo l’incidente in verità, nella mia mente c’era buio pesto … ma poi ho avuto l’intuito di andare in Svizzera dove l’aspetto riabilitativo (erano gli anni 70) era a favore di 30 anni rispetto ai nostri centri riabilitativi. Infatti quando ponevo i miei quesiti, soprattutto quelli di tipo affettivo e sessuale qui in Italia. avevo in risposta l’arrossire in viso dell’esperto. In Svizzera il Professor Hachen grande scienziato a livello mondiale, mi parlò per ore, infatti mi recai da lui molte volte. Concettualmente egli aveva compreso che le limitazioni fisiche erano un problema periferico, mentre il vero problema stava nella psiche …. Mi rovesciò come un calzino le mie logiche esistenziali e mi regalò la desiderata serenità esistenziale. La mia professione anche prima dell’incidente era quella di arredatore di locali pubblici, bar, boutique, ristoranti ecc. professione che intrapresi anche in seguito ed ebbi un’impresa con un socio composta da 26 operai e 7 impiegati. In seguito poi ebbi un’altra attività con un altro socio per la ristrutturazione di appartamenti nelle zone centrali delle città. La vera “MECCA” di tutta la mia felice esistenza l’ho trovata nel cuore e nell’anima delle donne che ho amato e che,da cui sono stato tanto amato….ritengo che la donna possiede una marcia in più rispetto all’uomo, possiede l’intuito e la capacità di accendere il cuore dell’uomo tramite un radar che la natura le ha donato, ed io : DICO AD ALTA VOCE “GRAZIE DONNA CHE ESISTI”.

“Trattengo il respiro, troppo lo spazio intorno e con le mani premo le mie orecchie, per attenuare il rumore di questo assordante silenzio. Come se nemmeno fosse mia la gola, mi duole, mentre il nodo preme e ingombrante la pece continua a scendere”.  Riporto questo tuo passaggio e ti chiedo: quell’ oscuro nell’ animo, il colore la vitalità  e la forza che metti nelle tue opere lo hanno annientato?
Certamente, molti sono stati gli elementi esistenziali che mi hanno aiutato ad annientare la pece nera che mi assaliva. Come anticipato determinante è stata la donna, la condivisione, entrare in sintonia tramite i sentimenti e naturalmente tramite la sessualità a compimento di una partecipazione all’esistere ed al vivere e non tanto al solo esistere. La forte partecipazione all’esistere mi è giornalmente regalata dalla “mia amica arte” è così che la definisco perché lei l’arte la sento tramite i miei palpiti da quando sono bimbo dentro me ed è a questo proposito che aggiungo un mio scritto dedicato all’arte : Come se bussasse alla mia anima, da sempre, un indissolubile sentimento, un’ansia a volte sofferta e conflittuale, una tenace amica accovacciata  dentro di me, che pretende e m’ impone concitate riflessioni. 

Stretto il legame anche passionale e di totale reciproca dedizione, … così, qui nel petto sin da piccino, forte e continua la critica, … la sua … forti anche gli scontri, ma con leale e complice sentimento mai tradito.
A volte, lunghi giorni ed anche mesi mi ritrovo chino alla ricerca concettuale dell’invenzione pittorica, mentre lei instancabile pungolo insiste caparbia nell’indicarmi l’obiettivo possibile.
E’ vero, a tratti mi regala, … con avarizia però …, slanci di gioia e poi ancora mi gratifica. 
Mi fa ridere dentro come da bimbo, così come nei miei ricordi …, con il profumo dello zucchero filato appiccicato alla gola, strilli di bimbi e d’ansia straripava il mio petto, grande era la piazza ed i miei piccoli passi. Immense, luminose ed in movimento erano le ruote e non bastava proprio immaginare tutti i colori esistenti, tale era il loro brillare.
Fedele complice delle mie invenzioni  …
rassicurante, era la sua mano chiara e affusolata, aggrappato e felice,  così,
anche perché non mi perdessi … mentre premeva ingombrante la folla tutt’intorno.
Tenera amica, compagna alleata, fedele …  complice delle mie invenzioni … .
Paziente, spesso attendi nell’ombra della mia solitudine che si riaccendano le luci… .
Di giorni felici ormai lontano il ricordo, quanta la polvere di macerie vissute e di speranze tradite.
Seminai ancora con credere cristallino …, mentre ora soffro di detriti e di freddi toni.
Fedele sostegno  solo tu, Fenice dei miei ritorni …
Sin dai tempi passati riempi i miei giochi …, il riverbero del sole sulla mia pelle che di riflesso disegna un gigante. La nuvola che appesa al mio filo teso, con il sorridente faccione, con me passeggia. Senza fine le nostre fantasie e, la tessitura del ragno zuppa di rugiada, fatta di piccole gocce come soldati allineati che m’inteneriva … così tu ancora ed ancora, fedele instancabile complice.Tenera e tenace amica mia ..
Geniale tu che lo stupore del sapere è in te e si rivela, ancor prima del conoscere, quando finalmente soli, siamo d’innanzi al pallore della tela, li, il mio affanno raggiunge l’apice del sofferto piacere.

Oltre ad essere un artista; sei un uomo di grande amore per il prossimo e questo lo dimostra il fatto che durante la tua carriera lavorativa ti sei anche occupato di disabilità, realizzando  di prodotti per ridurre l’handicap in favore dell’autonomia delle persone disabili.  Vuoi parlarcene?


 Ho dovuto impegnare 5 anni per riuscire ad avere la patente di guida, il motivo era dovuto al fatto che in Italia chi non aveva la presa delle mani non poteva guidare, pensate, mi sono recato dal colonnello dei carabinieri avvisandolo che avrei guidato
ugualmente, egli da grande uomo, è venuto con me più di due ore per verificare se sapevo guidare, ( le attrezzature adeguate le avevo rilevate in Svizzera e con grande difficoltà ero riuscito a farle realizzare da una ditta specializzata) …. ma in seguito mi disse che se avessi provocato un incidente mi sarebbe stato contro e se invece, qui dove abito a Mantova, mi avesse fermato una pattuglia di carabinieri mi disse di farlo chiamare tramite i carabinieri stessi …..piansi a lungo come un bimbo !!! una grande concessione
!......dovevo scendere e salire da solo per cui feci realizzare una piccola gru e tramite speciali calzoni che fungevano da imbragatura ho risolto il problema, e questa fu un’ottima soluzione anche per altri come me che avevano lo stesso problema, come pure avevo la necessità di fare il cateterismo e cioè lo svuotamento della vescica .. sorretto da un esperto elettronico realizzai una pinza da fissare al polso che funzionava tramite il soffio della bocca ,…..anche questo strumento fu utilissimo per altre persone …ed è per ciò che avevo un’altra piccola impresa per realizzare questi strumenti. Mamma mia, sto scrivendo tutte ste cose, ma mi sembra di parlare di un’altra persona.

Nelle tue opere predomina la natura,   emerge forte  la potenza del colore e la delicatezza del tratto,  due mondi diversi che si incontrano  un po’ come la  debolezza e la  forza;  una tua riflessione a tal proposito.

È  lei la “mia amica arte” che cocciuta mi sottopone a forti ma anche piacevoli riflessioni per realizzare ciò che poi a lavoro eseguito, accresce la mia gioia quando mi ritrovo davanti ad un dipinto terminato. Ciò è pure confermato da premi che mi vengono riconosciuti… Infatti da pochi giorni sono stato premiato in un concorso a Milano dal Professor Sgarbi


L’arte, la sua bellezza l’ho sempre vista come un dono di Dio, che rapporto hai  con la spiritualità?

Da molto tempo le mie riflessioni mi hanno convinto che l’umano è figlio della universalità. Mi soddisfa osservare l’infinito scrutato dagli astrologi, mi fa sentire parte di questo universo anche se pur creatura infinitesimale piccola. Ma comunque figlia di una grandiosità che a mio parere gestisce pure la fogliolina che
germoglia e così comecon la medesima maestosità, sa gestire l’alba che ci inonda con i suoi toni…. sempre, ogni mattino diversi, posti a stupire la nostra capacità di osservare. La natura mi permette pure di usare tramite i colori la mia possibilità di esprimermi, posso trasferire sul piano pittorico le mie emozioni ad anche in più sorprendere a volte anche me stesso per ciò che ne risulta…. compreso la possibilità di stupirmi. Dio mio, che bello vivere !!!



Quale è stata l’emozione più grande che hai provato durante la tua carriera artistica?
Erano presenti più di un centinaio di artisti, mi trovavo sul lago di Garda, si svolgeva la premiazione di un importante evento per un concorso pittorico anno 2017. La grande sala era addobbata ed ai presenti, circa duecento persone, era stato offerto il pranzo. La giuria si è posta sul palco appositamente creato e cominciò ad elencare per categoria i vari pittori premiati. Quando mancavano pochi premiati e cioè dovevano essere i primi classificati io persi la speranza di ottenere un riconoscimento. Quinto, quarto, terzo, secondo, … a quel punto sentii squillare il mio nome !!!! mamma mia !..... mi prese immediato il singhiozzo che riuscii a trattenere con grande difficoltà. In precedenza il brusio delle persone era intenso ed improvvisamente segui come in un tonfo, un intenso silenzio …dal fondo della sala si mise in moto una carrozzina “la mia” e tutti si volsero stupiti ad osservare chi poteva essere il primo premiato. Sbigottito mi trovai dinnanzi alla commissione composta da persone che ho visto anche in televisione…….la presidente mi consegnò la motivazione del premio e quota relativa al premio e poi si mise a sostenere che esprimersi  nell’arte è un dono e che va considerato come un concetto ineluttabile. Ho accartocciato sulle gambe le mie cose e sono tornato al mio posto, ma le lacrime scendevano, lacrime che io non volevo, le lacrime scendevano come non fossero state mie … mai nella mia vita ho provato una simile emozione e pur vi devo dire che fortunatamente non era la prima volta che ricevevo il primo premio ad un concorso di pittura.

C’è un messaggio che vuoi portare tramite le tue opere? Se è sì quale?

Nella normalità le persone tendono a trasferire sull’operato del pittore l’immagine di ciò che ha visionato nel reale, ma spesso purtroppo l’osservatore dimentica che il pittore oltre che conoscere tecniche pittoriche è, o comunque dovrebbe essere, un’artista.Come tale egli elabora nella sua interiorità il concetto pittorico per ripresentarlo       all’osservatore in forma inventata aggiungendo le proprie emozioni….E’ infatti questo che vorrei trasmettere nei miei dipinti, è vero io non abbandono l’aspetto immaginario della natura, ma il mio dolce invito è portare l’osservatore a sognare facendosi proprio l’unione dei toni e delle pennellate per inventare e viaggiare nel mondo dei propri sogno. Aggiungo alcune frasi che ho scritto a proposito di quanto a volte si esagera nel web esprimendo valutazioni sulle persone, ma in aggiunta in queste frasi scrivo che io sono super felice di ciò che la vita mi concede e che il mio maggior intento è vivere con il cuore giovane senza chiedere null’altro al mio esistere:


Ci siamo abituati a scrivere “GRANDE” con l’intento di esaltare l’altro, ma!......io, da quel giorno del mio incidente....... anche se ho trovato a fatica l'assuefazione a stare grande metà, da allora faccio molta attenzione a non alzarmi in piedi ed è per questo che appunto, mi ritrovo ad essere grande "META’"............ Comunque la vita mi gratifica perché mi sta regalando anni in più di un'esistenza che valutata con obiettività si sarebbe dovuta limitare a vari anni fa.........questo mi avvantaggia rispetto a chi invece giustamente teme la fine .....come dicevo quindi, io sono avvantaggiato !!!........è anche vero che non mi volto indietro, seguo la mia istintività come avessi 20 anni e la mia amica arte, mi sta accovacciata al mio fianco ed è insieme a lei compreso i sorrisi di chi mi stima......io, esisto, vivo, condivido sintonie a chi mi offre come su di un piatto dorato la loro ANIMA. GRAZIE A TUTTI VOI …. SERGIO.

E giungiamo all’ ultima  domanda, di rito per Oltre Scrittura, e ti chiedo: quanto è importante nella tua vita il sogno?
 Tutto ciò che io sono … tutto me stesso è proteso ad in intento primario … IL SOGNO … padroneggia ogni mio vissuto ogni mia azione, cosa sarebbe l’arte, cosa sarebbero i sentimenti, cosa sarebbero i rapporti con le persone, cosa sarebbe la natura se accostandoci a lei non saremmo in grado di condividere ogni sua sfumatura tramite il sogno.



Ringraziando  l’artista per questa sua interessante intervista ricordo a tutti i lettori il  suo gruppo face book dove troverete molte delle sue opere e delle sue poesie: 
E il suo sito